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Comune di Budrio (BO)
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- Frazioni: Cento, Prunaro, Vigorso, Bagnarola, Maddalena di Cazzano, Armarolo, Mezzolara, Dugliolo, Vedrana, Riccardina
- Numero di abitanti: 15299
- Altitudine (metri): 26
- Superficie (kmq): 120
- Cap: 40054
- Prefisso telefonico: 051
- Distanza dal capoluogo di provincia: 21
CENNI STORICI Budrio ha antiche origini umbre, come attesta anche il suo antico nome, Butrium (burrone) di origine prelatina. Reperti archeologici, conservati nel Museo Archeologico Paleoambientale, mostrano l’avvicendarsi di vari popoli in questa zona, dagli Umbri (civiltà Villanoviana), agli Etruschi, ai Galli, fino ai Romani, che hanno lasciato segni evidenti nella geometrica divisione dei campi (centuriazione agraria) e nel tessuto urbano del centro storico, in cui le vie si intersecano ad angolo retto. In seguito anche Goti, Longobardi, Franchi, Ungari passarono per queste terre. Nel periodo di rinascita economica dopo il Mille, gli uomini di Budrio si unirono in un Consorzio o Partecipanza di beni agrari, dati loro in proprietà perché li rendessero produttivi, a vantaggio di tutta la comunità. Si fa risalire a Matilde di Canossa la donazione del vasto territorio (“la Boscosa”) che permise l’istituzione della Partecipanza, che per vari secoli fu un tutto unico con il Comune e fonte di prosperità. Venne soppressa nel 1931. Sul finire del Trecento, il castello di Budrio, più volte attraversato da soldatesche e rovinato, fu ricostruito dal governatore di Bologna, cardinale Albornoz, assumendo la forma quadrata con i torrioni agli angoli, forma che nel secolo seguente divenne rettangolare, essendovi incluso il Borgo sorto ad est. Nel 1388 i budriesi ottennero la cittadinanza bolognese, che in un primo tempo portò benefici economici. Nel 1500, dopo le traversie dell’inizio secolo (saccheggio ad opera di Cesare Borgia, devastazioni, carestie e pestilenze), ci fu un rifiorire della vita economica, grazie alla ricchezza apportata dalla coltivazione, lavorazione e commercio della canapa, esportata, con ottimi guadagni, in vari paesi, fra cui la Repubblica di Venezia e l’Inghilterra.La comunità di Budrio, che nel 1531 si era divisa in due: Budrio Dentro (il centro) e Budrio Fuori (la campagna), ciascuna con compiti specifici, ma unite nelle questioni generali, godette di un periodo di pace e benessere, come testimonia il fervore edilizio di quegli anni. Le numerose Confraternite costruirono chiese e ospedali. Importante anche la fondazione, nel 1556, di una scuola pubblica, fra le prime del territorio bolognese, dove si insegnava a leggere, scrivere, “far di conto”, e Latino. Le lotte civili fra nobili famiglie, iniziate alla fine del Cinquecento, si protrassero per tutto il secolo seguente, che vide anche una terribile peste (1630) e una carestia (1648). Alla fine del ‘700 anche Budrio passa sotto l’amministrazione napoleonica, che abolisce il suo “Monte di Pietà”, fondato nel 1531, mentre i beni della Partecipanza vengono incorporati nel Municipio appena istituito. Con la Restaurazione, Budrio torna a far parte della Legazione di Bologna; sotto il governo pontificio, diventa sede di Governatorato, e il Papa Gregorio XVI le restituisce i beni della Partecipanza. Le idee risorgimentali di libertà e indipendenza della patria ebbero entusiasti seguaci a Budrio: nel 1848 i budriesi del “Battaglione Idice”, al comando di Luigi Cocchi, si distinguono in vari combattimenti per l’unità d’Italia; non pochi volontari budriesi vanno ad ingrossare le file dei garibaldini, mentre si afferma la singolare figura di Quirico Filopanti (Giuseppe Barilli), patriota, politico, amministratore civico, docente universitario, segretario della Costituente nella Repubblica Romana del 1849, scienziato e astronomo (fondamentale il suo contributo all’ideazione dei fusi orari). A Budrio, divenuta nel 1860 Municipio del Regno d’Italia, sorgono le prime associazioni popolari (la “Società operaia di Mutuo Soccorso”, la "Società budriese" e l’”Associazione fra gli operai braccianti del Mandamento di Budrio” o “Cooperativa”). Fra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento si ebbe una decisa ripresa dell’edilizia nel centro urbano, ma soprattutto, seguendo l’infelice esempio di Bologna, si abbatté una cospicua parte delle mura. Di questo stesso periodo vanno ricordati i lavori di bonifica; la costruzione della ferrovia che unisce Budrio a Bologna, Massalombarda, Molinella, Portomaggiore, e dell’Asilo Comunale Infantile “A. Menarini”. Fra la prima e la seconda guerra mondiale, Budrio visse le stesse drammatiche esperienze di tutta Italia: dai 370 budriesi caduti nella Grande Guerra ai tragici episodi durante l’occupazione nazista, alla partecipazione alla lotta di liberazione, il cui episodio più notevole fu la battaglia di Vigorso (21 ottobre 1944), dove trovarono la morte 36 partigiani e 8 civili. La ripresa del secondo dopoguerra riportò il paese alla prosperità economica e sociale, al rinascere delle istituzioni democratiche e ad una operosa partecipazione dei cittadini alla gestione del Comune. I MONUMENTI I torrioni e le mura Testimonianza della ricostruzione di Budrio voluta dal cardinale Albornoz nel secolo XIV in forma di castello, sono i due Torrioni di nord-ovest e di sud-ovest, a pianta trapezoidale, edificati nel 1376, recentemente restaurati insieme all’unico tratto superstite delle mura trecentesche (presso Piazza Matteotti). I Torrioni di nord-est e di sud-est, invece, furono eretti nel secolo seguente, nell’allargamento della cinta muraria, che comprese nel Castello il Borgo. Essi delimitano il lungo tratto di mura “nuove” (via Verdi), completate nel 1506, che sopravvissero alla grande demolizione del 1911. Sono a pianta circolare; più elegante quello di sud-est, con una merlatura coperta da un tetto. Di entrambi, come pure delle mura, è imminente il restauro. Il palazzo comunale e la torre dell'orologio Il Palazzo Comunale, “Palazzo Torre”, sede del Municipio, risale al secolo XIV, quando sorse il primo edificio del complesso: la Torre detta ora dell’Orologio, anticamente della Guardia, poiché tale era la sua funzione. Derivata dalla ricostruzione del paese operata dal cardinale Albornoz dal 1363 al 1379, era la più importante fortificazione del paese. E tale rimase fino al 1870-71, quando fu abbassata e del tutto ristrutturata, con l’aggiunta anche di una corona di merli ghibellini, “con il disegno e l’opera gratuita” dell’ingegnere budriese Luigi Menarini, come attestano, sull’arco del voltone, le due epigrafi dettate da Giosue Carducci. Presso la Torre della Guardia, circa a metà del secolo XV, venne costruito un vasto fabbricato, proprietà dapprima dei signori Manzoli, poi della ricca e illustre famiglia budriese dei Benni, i quali, nel 1678, lo cedettero alle Suore Serve di Maria, che ne fecero il loro convento. Il palazzo passò poi, con i beni delle Confraternite religiose e delle Opere Pie budriesi, alla “Congregazione di Carità” e da questa fu venduto nel 1877 al Comune, che voleva trasformarlo nella sua sede ufficiale. Nel 1879 ebbero inizio i lavori di restauro ( o meglio di totale rifacimento), diretti sempre da Luigi Menarini, che, in omaggio ai dettami della moda artistica in voga, adotta per la facciata lo stesso stile neogotico usato per la Torre. Dell’antico prospetto furono mantenuti soltanto, insieme all’impostazione di base, le cornici di alcune finestre del primo piano e due piatti ornamentali di ceramica faentina ritrovati nello smantellamento dell’ultimo piano e collocati in alto sulla facciata (il secondo e il quarto per chi guarda); gli altri quattro, frantumati e irrecuperabili, furono sostituiti con fedeli copie eseguite a Faenza. Anche il Palazzo fu ornato di merli ghibellini e unito alla Torre, costituendo un complesso omogeneo ed equilibrato. Sulla facciata, su cui vennero poste nel 1889 epigrafi commemorative e medaglioni dedicati a Garibaldi e a Mazzini, furono murate le lapidi in arenaria dei secoli XV e XVI, con gli stemmi di commissari inviati a Budrio in quei tempi dal governo bolognese per amministrare la giustizia. Finiti i lavori esterni, il Palazzo Comunale fu inaugurato il 21 agosto del 1881 con una grande festa e molti discorsi di illustri oratori, fra cui Filopanti. Si passò quindi alla sistemazione interna degli uffici, in particolare della sala del Consiglio. Il progetto dell’ornamentazione dell’ambiente (i cui lavori terminarono nel 1885) fu di Alfonso Rubbiani, noto progettista di restauri, che in quegli anni partecipava attivamente alla vita di Budrio, essendo consigliere comunale (1879-1889), più volte assessore e vicesindaco. Tutti gli arredi lignei furono eseguiti su disegni suoi; suoi pure i disegni delle elegantissime cancellate divisorie in ferro battuto, le vetrate e la composizione delle quattro suggestive epigrafi dipinte sulle pareti, rievocanti la storia di Budrio. La restante decorazione fu opera del pittore Achille Casanova, che dipinse gli stemmi delle frazioni e del Comune ai lati delle epigrafi, usando come sfondo floreale il motivo degli steli della canapa, la pianta che fu per gran tempo vanto e ricchezza dell’agricoltura budriese. Sulla porta di ingresso della sala, nel 1895, fu posto il busto di Quirico Filopanti, morto l’anno prima. Nel 1906 fu completato l’elegante scalone d'accesso, a capo del quale un leone marmoreo poggiato sul capitello di una colonnetta ottagonale, regge lo stemma di Budrio, opera dello scultore budriese Arturo Orsoni. Nel 1911 un altro artista budriese, Giovanni Venturoli, decorò in un arioso stile liberty l’atrio e le pareti laterali dello scalone, alternando massime latine sul buon governo agli stemmi delle frazioni. Nell’atrio trova oggi la sua collocazione anche il congegno meccanico, restaurato nel 1999, con i suoi pesi e la sua splendida pendola, che ha fatto funzionare l’orologio della Torre fino a che i moderni meccanismi al quarzo non l’hanno sostituito. Costruito da Antonio Clodoveo Franchini nel 1871, secondo tecniche secentesche, entrò in funzione nello stesso anno, nella Torre appena restaurata dal Menarini. A completare poi l’opera di ricupero totale del Palazzo Comunale, sulla cima della Torre svetta nuovamente l’antico leoncino che fungeva da banderuola, ricuperato e restaurato nel 1998: frutto di una tecnica manuale ed artigianale antica, come evidenziano le linee rotondeggianti della testa dell’animale, rappresenta più un cucciolo che non il leone adulto e superbo dello stemma e del Gonfalone del Comune. Oggi, negli uffici e nei corridoi dei vari piani si possono ammirare opere di artisti locali ed internazionali, donati al Comune dopo esposizioni, che formano una vera e propria galleria di arte moderna offerta gratuitamente e sempre fruibile dai cittadini. Davanti al Palazzo Comunale si apre la piazza (già Piazza Maggiore) intitolata a Quirico Filopanti nel 1895. Al centro campeggia il monumento in bronzo, sempre a lui dedicato, opera dello scultore Tullo Golfarelli, eretto nel 1913. Le scuole elementari L’edificio, situato in viale Muratori, fu iniziato tra il 1903 e il 1904 su progetto dell’ingegner Attilio Evangelisti e portato a termine nel 1908. Splendido esempio di architettura liberty, è ornato da un suggestivo fregio a colori che abbraccia la costruzione con due fasce: una sulla metà delle pareti, con la rappresentazione di ninfee, l’altra presso il tetto, con un intreccio di luminosi fiori e frutti di melograno. Ne fu autore Alfredo Tartarini, fra i principali esponenti della corrente liberty a Bologna. Alla realizzazione del fregio, che si protrasse dal 1905 al 1908 sotto la guida del pittore bolognese Achille Casanova, partecipò anche l’ornatista budriese Oreste Arturo Dal Buono. Nel 1999 il Palazzo è tornato all’originario splendore grazie al restauro, voluto dai cittadini e dall’Amministrazione Comunale e inserito nel Progetto europeo Freu, per la salvaguardia del liberty. Nel maggio 2005 le Scuole Elementari sono state intitolate alla professoressa Fedora Servetti Donati, studiosa di storia locale e autrice di importanti opere storiche sul territorio budriese. I palazzi Palazzo Medosi Fracassati, in via Marconi, risale al Seicento e fu dimora della famiglia omonima. Sul finire di quel secolo ospitò un “Teatro delle commedie”, mentre oggi, a pianterreno, vi ha sede una elegante sala per esposizioni. Palazzo Gandolfi (oggi Chiusoli), in via Bissolati. Il suo aspetto odierno risale al 1830, quando furono riuniti dei fabbricati del Sei-Settecento. La facciata a sud è ornata da un elegante timpano. Sull’angolo nord-ovest, si erge una torre settecentesca che domina il cortile cinto di mura, formando, con la casa adiacente, un complesso caratteristico chiamato popolarmente “Corte del muto”. Palazzo Tubertini, in via Partengo (circonvallazione). Villa con un’elegante facciata settecentesca ed una loggia a tre arcate a cui si accede da una doppia scalinata. L’interno è stato frazionato in appartamenti. Palazzo Guidotti (oggi ristorante “Giardino), in via Gramsci, risale al XVI secolo. La facciata e l’interno conservano quasi intatte la forma e le decorazioni aggiunte dai restauri del Settecento. Palazzo Boriani Dalla Noce, oggi sede della Biblioteca “Augusto Majani”, è il più imponente e signorile edificio di Budrio: già nel settecento si presentava articolato in più parti, con due cortili comunicanti per mezzo di un grande arco per fare passare le carrozze. Forma un isolato fra le vie Garibaldi, XX Settembre e Collo d’oca. L'interno ha pregevoli affreschi alle pareti e sul soffitto. Le Chiese San Lorenzo, Santa Maria del Borgo, Sant' Agata, San Domenico, Santa Maria delle Creti, Il Santuario della Madonna delle Grazie, La Pieve dei Santi Gervasio e Protasio.
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