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Bagnacavallo 

Comune di Bagnacavallo (RA)
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  • Frazioni: Boncellino, Glorie, Masiera, Rossetta, Traversara, Villanova, Villa Prati
  • Numero di abitanti: 16087
  • Altitudine (metri): 11
  • Superficie (kmq): 80
  • Cap: 48012
  • Prefisso telefonico: 0545
  • Distanza dal capoluogo di provincia: 25
L’economia si regge prevalentemente sull’agricoltura e sulla piccola e media industria (nei settori calzaturiero, elettrico, produzione di alimentari, detergenti e macchine utensili). I terreni sono occupati da coltivazioni di grano e granturco e da frutteti: peri, meli, peschi, viti (che danno soprattutto Trebbiano), albicocchi, kiwi. In città sono presenti anche grossi stabilimenti per la commercializzazione e la lavorazione della frutta.
Cresce, dall’inizio degli anni ’90, l’attenzione per l’immenso patrimonio edilizio e storico, fino a far vivere alla città una nuova fioritura che comprende opere di ricostruzione, restauro, arredo urbano e iniziative di promozione culturale e turistica. In questa strategia di promozione riveste un ruolo importante l’organizzazione di eventi, mostre, manifestazioni, rassegne teatrali, vetrine cinematografiche che si svolgono durante tutto l’anno.
A Bagnacavallo le occasioni di divertimento sono scandite dal ritmo delle stagioni, per ogni periodo dell’anno viene proposto un ricco calendario di eventi, spettacoli, concerti, mostre e manifestazioni ricreative.
L’occasione festiva più antica è la Festa di San Michele, dedicata a San Michele Arcangelo, patrono della città, che ricorre il 29 settembre di ogni anno. La festa di San Michele si svolge generalmente l’ultima settimana di settembre e ha come teatro le vie, le piazze e gli scorci più belli del singolare centro storico. Per cinque giorni, Bagnacavallo offre ai visitatori la possibilità di scoprire gli antichi palazzi nobiliari con splendidi affreschi e cortili nascosti, nonché le sue chiese ricche di opere d’arte. La riscoperta del centro storico è animata da teatro di strada, mostre e laboratori d’artigianato artistico, spettacoli teatrali, concerti e musica sacra nelle chiese. Le osterie, aperte per l’occasione in originali ambientazioni: cortili, chiostri, cantine, ex conventi, offrono la gastronomia tipica della terra di Romagna e di altri paesi. I forni e le pasticcerie propongono preparazioni tradizionali e la carta dei dolci è molto golosa: Sugal, dolce di mosto, Migliaccio con sangue di maiale, Savòr con mele e pere cotogne e poi ancora Mistochine, Piadòt e il gustoso dolce di San Michele con miele e frutta secca. La festa ha origini antichissime: la testimonianza più remota risale al 1202.Nelle frazioni, particolare importanza hanno la Sagra delle Erbe Palustri a Villanova, la Festa della Primavera in fiore a Traversara e la Festa del Passatore a Boncellino.
La Sagra delle Erbe Palustri si svolge da più di un decennio attorno al secondo fine settimana di settembre, ed è un’ottima occasione per riscoprire le tradizioni secolari riguardanti le tecniche di manipolazione dei prodotti vallivi: gli artigiani del piccolo centro danno dimostrazione pratica della loro abilità in laboratori all’aperto. La sagra si caratterizza come un momento di valorizzazione delle vere tradizioni romagnole, esaltate attraverso mostre, incontri, spettacoli e gastronomia.
CENNI STORICILe prime tracce di insediamento umano a Bagnacavallo risalgono alla tarda età del bronzo. Dopo essere stata dominio umbro, etrusco, gallico, passa ai Romani divenedo città di notevole importanza. Dopo la caduta dell'impero romano, si susseguono le dominazioni gotica, bizantina, longobarda. In epoca medievale, la città è in potere delle signorie locali. Dopo il dominio bolognese e faentino la città passa ai Conti di Cunio, ai Manfredi, allo Stato Pontificio e al Capitano di ventura Giovanni Acuto. Dal 1440 al 1598 è di proprietà della famiglia d'Este, poi fa parte dello Stato della Chiesa fino all'Unità d'Italia. Diverse sono le ipotesi sull'origine del singolare tiponimo, ricordato dalle fonti solo apartire da X secolo. Qualche antico testo fa riferimento alla presenza di una sorgente d'acqua curative per i cavalli di cui avrebbe usufruito l'amato destriero dell'Imperatore Tiberio. A confermare l'ipotesi starebbe il motto che compare sullo stemma "Ingredior rhoebus, cyllaros egredior" ("Entro malato, esco sano"). Più verosimilmente, il tiponimo Bagnacavallo ricorda la presenza di un guado in prossimità del primo agglomerato urbano, per attraversare il quale era necessario bagnare le cavalcature.
I MONUMENTIIl visitatore può iniziare da Piazza della Libertà, dove si trovano svariati monumenti. Cominciamo dalla Collegiata di San Michele Arcangelo, con diversi dipinti cinque-settecenteschi, tra cui primeggia la pala d'altare del Bagnacavallo, il pittore Bartolomeo Ramenghi (1484-1542). Pregevole anche la fattura del campanile barocco eseguito su un progetto ultimato nel 1859 da Andrea Galegati, artista di Bagnacavallo. Sempre sulla stessa piazza si affacciano il Teatro Comunale Goldoni (eretto tra il 1840 e il 1845 su disegno dell'architetto bolognese Filippo Antolini), il Palazzo Comunale (ultimato nel 1803 su progettazione dell'imolese Cosimo Morelli) e la Torre Civica, un edificio alto 35 metri, tipico retaggio dell'età comunale. Sulla stessa piazza altri edifici di qualche interesse sono la Chiesa del Suffragio, un edificio barocco a navata unica con due cappelle su ciascun lato, e soprattutto il Palazzo Vecchio, anch'esso risalente al XIII secolo, ma arrivato a noi solo dopo innumerevoli ristrutturazioni. All'interno del Palazzo Vecchio si conservano i dipinti settecenteschi che componevano la raccolta della Sala Oriani nel convento di San Francesco. Tra gli altri si può ammirare un imponente quadro del Ventenati, pittore veronese, copia delle nozze di Cana del Veronese.
Dipinti importanti si possono ammirare anche nelle altre chiese di Bagnacavallo. In Santa Maria della Pace, per esempio, si trova un'interessante opera di G. Battista Ramenghini, figlio di Bartolomeo, datata 1585.
Di un certo interesse anche la Chiesa e il Convento di S. Francesco (Piazza Carducci), eretta su una precedente Chiesa romanico-gotica, ristrutturata definitivamente nel XVIII sec. su progetto dell'architetto Gioacchino Tomba. Neoclassica, ad unica navata, contiene opere di grande valore, fra cui un crocefisso dipinto del XIV sec., di scuola riminese, un bassorilievo funerario di Tiberto VI Brandolini, del XIV sec., quattro statue in scagliola di Antonio Trentanove e due tele di Tommaso Missiroli, del XVII secolo.Suggestivi anche la Chiesa e il Convento di S. Giovanni. Nella chiesa del XVII sec., ad unica navata con quattro cappelle per lato, si trovano varie opere del XVII e XVIII sec. e un pluteo del VU sec. Il convento, costruito nel XIV secolo, venne poi ripetutamente rimaneggiato fino al secolo scorso. Vi morì, nel 1821, la figlia di Lord Byron, Allegra.
A un chilometro dalla città, sulla strada che porta a Fusignano, sorge la celebre basilica di San Pietro in Sylvis, il più antico esempio dell'architettura esarcale o protoromanica. Prende i suoi ritmi dalle grandi basiliche ravennati e quindi può datarsi agli inizi del Vll secolo. Perfettamente orientata con l'abside a levante, è costruita a tre navate. La facciata è semplicissima ed è configurata da quattro lesene, cornicette terminali a fascia di mattoni e sporgenze a mensola, portale rettangolare con cornici ricostruite e soprastante bifora. Caratteristica è la navata maggiore, tutta coronata da archetti sporgenti, i cui peducci, alternativamente pensili, sovrastano le finestre. L'abside è poligonale all'esterno, con sette lati, e semicircolare all'interno. Le navate sono divise da una archeggiatura sostenuta da otto pilastri in mattone, lesenati verso l'esterno, senza base e capitello. Si accede al presbiterio con due scale di mattoni; al centro vi è un bellissimo ed originale altarolo a cippo, in marmo greco del VII secolo. La sottostante cripta, nella quale sono incorporati marmi tardoromani, può considerarsi non anteriore agli inizi del XII secolo. Sulla parete della navata destra avanzi di ciborio dell'VIII secolo. L'intera superficie absidale è ricoperta da un mirabile ciclo di affreschi rappresentanti la Maestà del Cristo, gli Apostoli, la Crocifissione, opera di un nobile e profondo Maestro riminese, ancora avvolto nell'anonimo, ma che sopravanza i tempi di Giotto, eseguita nel terzo decennio del '300. Altri affreschi del tardo '300 e del secolo successivo ornano i pilastri e le navate laterali della basilica. Caratteristica è la Madonna dal profilo dantesco, nel terzo pilastro a sinistra, quasi una conferma alla tradizione del passaggio di Dante per Bagnacavallo.

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Ultimo aggiornamento 05.01.19 :: :: Admin
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