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San Lazzaro di Savena 

Comune di San Lazzaro di Savena (BO)
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  • Frazioni: Borgatella, Castel de' Britti, Pulce, Rastignano, Colunga, Croara, Farneto, Caselle, Russo, Pizzocalvo
  • Numero di abitanti: 29318
  • Altitudine (metri): 62
  • Superficie (kmq): 45
  • Cap: 40068
  • Prefisso telefonico: 051
  • Distanza dal capoluogo di provincia: 8
Cenni storici
San Lazzaro di Savena riceve il suo nome dal torrente Savena, che lo lambisce da Sud a Nord e da un lazzaretto che ebbe origine tra la fine del secolo XII e il principio del XIII, in direzione Est (cioè controvento) rispetto a Bologna. La data non è certa, ma un documento arrivato sino a noi ricorda come esistente e funzionante l'ospedale dei poveri lebbrosi di San Lazzaro nel 1214. Tale istituzione ricoprì, durante il Medio Evo, una grande importanza per Bologna: qui, infatti, si ricoveravano gli affetti da malattie infettive, isolandoli dalla città onde impedire la propagazione delle epidemie.
Attorno alla chiesa e all'ospedale si andò poi formando, a partire dal secolo XV, un piccolo borgo; col cessare della lebbra vennero meno le ragioni d'igiene che avevano consigliato l'isolamento delI’ospedale e cominciarono a sorgere le case, crebbe il numero degli abitanti e la chiesa di S. Lazzaro di venne una parrocchia.
Più tardi in età napoleonica, già unito alle frazioni di Caselle e Russo (con legge del 1802), S. Lazzaro venne istituito come Comune autonomo e nel 1810 il suo territorio si accrebbe delle località di Castel de' Britti, Croara, Miserazzano e Pizzocalvo. Declassato nel 1817, in seguito alla restaurazione, ad appodiato di Bologna, riottenne piena autonomia amministrativa nel dicembre 1827 grazie anche all'interessamento di Carlo Berti Pichat che fu poi il primo priore del Comune.
Con la riunione della magistratura comunale del 28 aprile 1828 prende avvio la storia contemporanea di S. Lazzaro, ma la sua storia è di gran lunga più antica: qui, infatti, ha avuto origine la civiltà villanoviana e sulla sua carrabile principale, la via Emilia (fondata dal console Emilio Lepido nel 187 a.C.), è passata tutta la storia d’Italia; la leggenda vuole che Giulio Cesare il giorno prima di guadare il Rubicone, che da qui dista 60/70 chilometri, si accampasse nei luoghi dove oggi insiste San Lazzaro.
Il Comune di S. Lazzaro ha radici lontane ma è anche saldamente inserito nel mondo produttivo e sociale di oggi grazie al forte nucleo industriale presente sul territorio in località Cicogna dove è prevalente la media e piccola industria e l'artigianato.
Forte è l'industria dei ciclomotori, tra i leaders mondiali del settore. Da ricordare, infine, la presenza a San Lazzaro di tre istituti di scuole medie superiori e numerosi centri sportivi sia per l'attività agonistica che per quella preparatoria. Imminente è l'apertura del Palazzetto dello Sport (capacità 4.000 posti); il territorio dispone, inoltre, di una piscina coperta, di un centro ippico di fama nazionale (il Gese), di uno stadio per il calcio (3.000 posti). Da segnalare, poi, il centro per il bowling secondo in Italia solo a quello di Torino.
Colline e parchi
Il recente sviluppo urbanistico, registratosi tra gli anni Sessanta e la fine dei Settanta, ha quintuplicato la popolazione sanlazzarese, portandola da 6.000 a quasi 30.000 unità. Questo intenso sviluppo urbanistico è stato governato con saggezza e ne è uscita una città tranquilla, vivibile, immersa nel verde (che la circonda e che penetra nel cuore stesso del capoluogo). Il verde pubblico (giardini, parchi, aree didattiche e spazi aperti) si estende per circa 750.000 mq, vale a dire 25 mq per abitante: è uno degli standard più elevati d'Italia. Ciò è dovuto sia ai vincoli mantenuti dal Comune su terreni di sua proprietà, sia all'acquisizione di nuove aree durante gli anni di maggiore espansione urbanistica, in base alle norme dei vari piani regolatori.
L'area verde più importante del capoluogo é il Parco della Resistenza; strettamente collegato al Parco dei Cedri sulla sinistra del Savena in territorio bolognese (ora anche con un suggestivo ponte in legno per pedoni e biciclette) e realizzato all'inizio degli anni '70 si estende a Sud Ovest del capoluogo, fra le vie Repubblica, F.lli Canova e Bellaria, per oltre 17 ettari.
In pieno centro, realizzato nel 1979-80, è poi il Parco Due Agosto, dedicato alle vittime alla strage alla stazione di Bologna. Quest'area, in precedenza utilizzata come campo di calcio, ospita un palco in muratura che si apre su di un prato a forma di anfiteatro: ciò rende il Parco Due Agosto particolarmente indicato per la realizzazione di spetta i coli all'aperto.
Fra le altre aree di verde pubblico ricordiamo il Parco di via Scornetta, (una lunga striscia verde puntellata da querce, aceri, tigli e cespugli vari), il Parco del Peep Cicogna e quello del S. Camillo in località Pulce. Più decentrati rispetto al capoluogo sono il Parco di Ca' de' Mandorli (a servizio delle frazioni di Idice e Castel de' Britti) e il Parco Aldo Moro alla Ponticella.
Le colline di S. Lazzaro, di formazione carsica, sono un patrimonio ambientale eccezionale, tanto che oggi si è costituito nel cuore di esse il Parco Naturale dei Gessi bolognesi e dei Calanchi dell'Abadessa, ricco di famose grotte: Farneto, Spipola, Croara.
Nomi che rimandano immediatamente a Luigi Fantini (nato in Val di Zena nel 1895 e qui morto nel 1978), fondatore nel 1932 del Gruppo speleologico bolognese e scopritore della grotta della Spipola, ovvero della maggiore cavità europea nei gessi. Colline che hanno visto inoltre passare personaggi illustri: su quelle colline, nell'estate del 1915, soggiornò un giovanotto di 19 anni, un po' "strano", sensibile ed estroso, che collezionava fiori e farfalle, scriveva poesie, amava l'arte e la natura: Filippo De Pisis destinato a diventare uno dei maggiori pittori del Novecento europeo, nonché poeta e scrittore tutt'altro che trascurabile. Durante quel breve soggiorno De Pisis scrisse o abbozzò la maggior parte dei "poemi in prosa" che l'anno dopo avrebbe pubblicato a Ferrara col titolo Canti de la Croara.
Ville e chiese
Interessanti sono le chiese e le ville poste sul nostro territorio. Pur non essendoci edifici grandiosi o nati per stupire, le ville e i palazzi di campagna che sono sparsi su questo territorio sono comunque di grande interesse, sia per l'architettura che per l'importanza delle famiglie che li hanno voluti; qui gli antichi edifici non ostentano la loro presenza, ma si nascondono nei parchi e nella campagna con dignità e riservatezza, mostrandosi solo a chi sa vedere e capire.
Eppure non mancano edifici importanti e prestigiose ville patrizie: tra queste ultime spicca Villa Cicogna, posta in via Emilia 242, progettata dal Vignola e costruita nella seconda metà del Cinquecento dalla famiglia Boncompagni; sebbene mai completata (il suo progetto originale prevedeva due piani), si presenta nella sua grandiosa eleganza.
Passata nel Seicento ai Falconieri, poi ai Pepoli, ai Ferretti e ai Barbieri, appartiene da qualche anno ad una società che l'ha attrezzata per meeting ed eventi culturali. Pure cinquecentesca è Villa Bellaria nella via omonima; già dei Malvasia passò ai Pepoli poi ai Boschi e dopo altri passaggi ai Mondani Coltelli; ora appartiene alla società Furla. Non molto distante, in via Iussi 122, in capo ad un lungo viale, è Villa Scornetta, altra struttura rinascimentale già dei Bianchini e ora della famiglia Paglia. Villa Rodriguez, in via Emilia 3 invece è ottocentesca; era della marchesa Laura Bevilacqua Ariosti vedova Rodriguez de’ Buoi che alla sua morte, avvenuta nel 1926, volle vi fosse istituito un convalescenziario per donne povere; attualmente é una casa di riposo.
A Nord, nella fertile pianura, sono le frazioni di Caselle e Russo; anche qui si trovano belle ville come Villa Bosdari in via Emilia 261 con magnifico parco: fu dei Parati, in seguito dei Ratta poi dei De Bosdari e ora dei Marzaduri, e, poco più a Nord, in via Zucchi 4, Villa Rora', appartenuta ai Gozzadini poi ai Bonfioli quindi ai Malvezzi, e ora in parte trasformata in condominio. Più lontano, a Colunga, in via Saviolo 6, c'è Villa Savioli, interessante complesso appartenuto ai Pepoli e in seguito ai Savioli; attualmente appartiene alla famiglia Marescotti.
In collina, a Sud del capoluogo, in località Croara, è l'Abbazia di Santa Cecilia, istituzione di fondazione anteriore al 1095 e assai importante nei secoli XIII e XIV. La sua chiesa, demolita e rifatta nell'Ottocento, conserva dipinti pregevoli, mentre di particolare interesse è il chiostro dell'attiguo convento. Sopra un vicino poggio gessoso tegole e massi di selenite squadrati ricordano che qui esisteva l'antico Castello di Croara citato ancora nel 1084. Ma nei dintorni diverse altre ville, antiche e moderne, testimoniano l'amenità del luogo e la bellezza del panorama; tra queste Villa Malvasia, costruzione del XVII secolo posta in via Croara 15 con bella loggia, e Villa Rusconi Rizzi in via Croara 27, già degli Zambeccari poi dei Malvezzi, anch'essa trasformata in condominio.
Confinante con la frazione di Croara è quella di Farneto, località ricca di boschi posta allo sbocco in pianura del torrente Zena. Qui, in via Iussi 117, è il Palazzo Salina Bolognini costruito dalla famiglia Bolognini verso la fine del XV secolo; passò agli Amorini e poi ai Salina Amorini, ora è casa di riposo.
Poco distante, in via Seminario 1, è Villa Pepoli, costruita dai Pepoli alla fine del XVII secolo, passò poi ai Legnani, quindi ai Bovi, ai Bonora e nel 1862 al Seminario Arcivescovile di Bologna che l'ha ingrandita e sistemata come la vediamo ora; attualmente è della USL 22.
Nella vicina frazione di Pizzocalvo è la bella villa rinascimentale detta Palazzo del Bosco appartenuta ai Bovio, ai Boncompagni poi ai Berti Pichat; attualmente appartiene ai Minutoli Tegrini.
Su di uno sperone gessoso, a levante del fiume Idice, è invece il nucleo antico di Castel de' Britti; del forte castello appartenuto alla contessa Matilde di Canossa rimane solo un diroccato arco d'entrata sul piazzale antistante la chiesa, mentre a poca distanza si nota Villa Malvezzi, ora dei Macchiavelli Rangoni, una costruzione con torre in stile medievale, ma costruita nel 1896. Sempre in questa frazione, in via Idice 30, è una costruzione millenaria: Villa L'Abbadia, già Abbazia di S. Michele, fu dei monaci camaldolesi fino al 1090 poi dei frati gaudenti di dantesca memoria dal 1262 al 1586, quindi del Collegio Montalto; a seguito della soppressione degli ordini religiosi operata da Napoleone passò alla famiglia di Carlo Berti Pichat che all’inizio del XIX secolo la trasformò in villa. Attualmente appartiene ai Barberi Pandolfini.
Molte altre ville ed edifici notevoli del territorio di S. Lazzaro meriterebbero di essere almeno citati, cosi come tutte le sue chiese e i suoi oratori, ma queste poche annotazioni non vogliono essere una guida alle opere d'arte di S. Lazzaro. Esse sono solo un piccolo assaggio, un invito alla ricerca e alla scoperta e uno stimolo a esplorare questo territorio che l'uomo nel tempo ha disseminato di piccoli ma significativi tesori che indubbiamente meritano di essere conosciuti e valorizzati.

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Ultimo aggiornamento 05.01.19 :: :: Admin
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